Le RSA del Lazio furono istituite con L.R. n. 41 del 01/09/1993 e successivo regolamento attuativo; le norme disegnavano una residenzialità moderna per gli anziani non autosufficienti basate su alcuni principi fondamentali: assistenza sanitaria nelle 24 ore, riabilitazione motoria e cognitiva, servizio sociale, la prospettiva di riammissione in famiglia.

In questo modo la Regione Lazio si uniformava ad altre regioni italiane come la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Piemonte che avevano già RSA sul territorio.

 Le RSA toglievano l’anziano malato dai vecchi ospizi e dalle altre forme di assistenza inadatte, dando così valore e rispetto ai nostri anziani.

Negli anni successivi cominciarono a sorgere nelle  provincie del Lazio le varie strutture residenziali e  successivamente anche nella città di Roma, pochissime pubbliche quasi tutte private accreditate. L’imprenditoria privata laziale si offriva così di surrogare la regione nella costruzione e gestione di queste strutture socio sanitarie necessarie sul territorio.

Nelle RSA si entrava tramite autorizzazione da parte delle asl di appartenenza, dopo aver effettuato la visita della Commissione Multidisciplinare di Valutazione (UVM); la commissione esaminava l’aspetto medico e quello economico -sociale, valutando l’impossibilitata della famiglia ad assistere l’ospite al proprio domicilio.

Le RSA offrivano un buon confort alberghiero (quasi tutte disponevano di un giardino annesso alla struttura per attività ricreative all’aperto) e le tipologie dei destinatari erano anziani e malati portatori  di patologie croniche invalidanti stabilizzate, con livello prestazionale di mantenimento.

Anche il pagamento della quota di degenza  era alla portata dell’ospite e della sua famiglia essendo un quarto (25%) dell’intero costo di degenza.

Ben presto la Regione Lazio si accorse di poter disporre di strutture residenziali a bassissimo costo che permettevano di svuotare gli ospedali di malati cronici e lungo degenti  e quindi iniziarono a scaricare sulle RSA laziali l’assistenza di malati sempre più gravi ed impegnativi;il fenomeno si aggravò quando la regione chiuse definitivamente i reparti di lungodegenza.

Nel Marzo del 2003 la Regione varò una nuova legge istitutiva  delle RSA la legge n.4 che , anche se lasciava quasi inalterate le norme ed i regolamenti sull’ apertura e funzionamento delle RSA,i decreti attuativi del 2007 e successivi,di fatto davano il via ad una trasformazione sostanziale dell’assistenza nelle residenze assistenziali, cambiando le modalità di ingresso, la tipologia dei malati e norme più stringenti sulla qualità delle prestazioni e dei servizi, adeguandosi così alle direttive europee.

Già dall’anno 2006 la regione Lazio, con l’intento di uniformare i criteri di valutazione di ingresso di anziani in RSA, adottava il sistema RUG ossia sostituiva  alla Commissione Multidisciplinare di Valutazione uno strumento tecnologico, un software per valutare ed assegnare il livello di assistenza da erogare in RSA .

Anche la tipologia degli ospiti ricoverati in RSA cambiava ammettendo in RSA ospiti con livello assistenziale  Intensivo, ossia ospiti con  patologie gravissime, nonché livello assistenziale Estensivo  medico e  cognitivo- comportamentale grave , ossia malati non stabilizzati con patologie complesse e dementi con disturbi cognitivo comportamentali gravi.

Dunque oggi non si entra più in RSA dopo una tranquilla visita domiciliare della commissione valutativa, ma a mezzo di un computer e con dimissioni ospedaliere di malati cronici non stabilizzati.

La necessità di liberare gli ospedali dai malati anziani cronici e la necessità di accorciare sempre più i tempi di degenza ospedalieri  per motivi economici, spinge la Regione a destinare alle RSA malati sempre più gravi: pazienti terminali, cardiopatici scompensati, bronchitici cronici in ossigeno terapia a permanenza, pazienti con nutrizione enterale (PEG) per fare alcuni esempi.

Per far fronte a queste nuove esigenze sanitarie le RSA si sono dovute dotare di recente di depositi per accogliere decine di bombole di ossigeno, di sacche per la nutrizione enterale, farmaci ad uso ospedaliero e alcune RSA persino sacche di sangue per le emotrasfusioni.

 A fronte di questo maggior carico assistenziale richiesto alle strutture, la Regione Lazio non ha operato però alcun adeguamento alle tariffe di degenza, tariffe ferme a quelle del 2003, mettendo le RSA del Lazio in grande difficoltà economica.  Anche l’ospite e le famiglie sono in difficoltà nel pagamento della propria quota di degenza, infatti già dal 2009 la regione Lazio nella ossessiva ricerca di un risparmio a tutti i costi,ha  raddoppiato la quota parte di degenza a carico dell’ospite portandola al 50% dell’intero costo di degenza.

L’allungamento della vita, l’aumento della cronicità della popolazione anziana è un processo innegabile, inarrestabile e sempre più in futuro tutte le Istituzioni dovranno fronteggiare questo fenomeno; le RSA faranno la loro parte importante ed integrante in questo processo, le Istituzioni saranno capaci e competenti di coglierne il significato?

Cittaducale,lì 05 Luglio 2017

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