Il Totem ha rappresentato una delle primitive  forme di religiosità: le popolazioni selvagge rappresentavano nell’immagine del totem la divinità, con la quale  instauravano un rapporto religioso.

Durante le ore di riabilitazione cognitiva agli ospiti estensivi della RSA Santa Rufina, per lo più affetti da demenza Alzheimer, sono stati dati disegni ed immagini da colorare in modo assolutamente libero.

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La mano e lo sguardo del personale sociale e sanitario, esplorando il corpo del malato, ne scrutano il mistero ovviamente senza  mai trascurare il rispetto davanti alla fragilità e alla libertà ferita e davanti al dicibile e all’indicibile del pudore.

La dignità umana è la radice di ogni incontro con il paziente (intensivo, estensivo, mantenimento basso o alto), che ha gli stessi diritti e le stesse esigenze che abbiamo noi: il diritto all’attenzione, al rispetto, alla gentilezza, all’accoglienza, alla comprensione, all’ascolto e alle attese nella speranza.

La dignità umana nelle sue fondazioni etiche non può ignorare la sua originaria natura sociale e parla del «sacro» che è un elemento nella struttura della coscienza  e non è  uno stadio della storia coscienza stessa. Dignità umana  che trascende ed è dialettica con il concetto di prevenzione, quest’ultimo potendo  essere interpretato anche come riabilitazione. Riabilitazione è un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile, sul piano fisco, funzionale, sociale ed emozionale, con la minore restrizione possibile delle sue scelte operative. (G.U.n. 124 del 30/05/98).  Questa definizione parla dell’importanza dell’integrazione socio-sanitaria, del lavoro d’équipe con responsabilità, della comunicazione, della coerenza e del  rispetto dell’essere umano. Mistero che sembrerebbe essere in sintonia con la storia delle religioni: un concetto, una proprietà che si potrebbe tradurre in una variabile, grazie alla ricerca. Un processo di riabilitazione in cui la persona è partecipe e  valorizzata, dimostrandosi così che davanti a una crisi esistenziale la sua capacità è operativa.

Una parte dei pazienti della RSA “ Santa Rufina”  hanno partecipato ad un progetto pedagogico dedicato al “totem”, che consiste nel colorare dei disegni con l’immagine di un totem, enfatizzare il divertimento e non il risultato, lasciando a loro la libertà nello scegliere  i colori.

Totemismo: termine che è diventato una pietra miliare del linguaggio storico–religioso; un totem è una classe di oggetti materiali, che il selvaggio considera con rispetto superstizioso, credendo che esista tra la propria persona e ogni membro della classe un’intima e particolarissima relazione.

Dagli occhi nasce lo sguardo, il nostro occhio noi non lo vediamo come un “ricettore”, l’occhio non sembra lasciar entrare qualcosa, sembra emettere.... Vedi lo sguardo dell’occhio, nel disegno e nei colori.

Cosi fragile è il silenzio: ci sono cose nella vita che non possono essere che fragili, che rischiano continuamente di essere frantumate, perdendosi la loro voce luminosa e passeggera e fra queste c’è il silenzio. Le immagini parlano molto di più di qualsiasi analisi, esprimono l’ambito della sensibilità e delle emozioni del paziente.  La luce, la “non-cosa” che precede tutte le “cose” che grazie ad essa esistono; la luce è il nostro “medio”, il medio della vita umana. L’arte del colorare, considerata in questo modo, verrebbe ad essere l’arte che meglio definisce la speranza  umana.

 Gianina Zurca

Laureata in scienze della formazione del servizio sociale

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