Antonio Mazzei nell’aula della scuola occupata, ove vive da barbone da dieci anni

Antonio Mazzei di anni 58 era un alcolista e viveva da senzatetto insieme al suo cane in una stanza di una scuola occupata in Roma via Largo Monte San Giusto n.14.
Viene inviato dai servizi sociali alla RSA S.Rufina in data 19/04/13 e dopo tre mesi

di cure esce riabilitato per essere riammesso in famiglia.

In una relazione dei Servizi Sociali del Comune di Roma, inviata al Giudice Tutelare nella quale si chiedeva la nomina di un amministratore di sostegno per il sig. Antonio Mazzei, si legge:

“ Il sig. Mazzei vive in una scuola occupata insieme ad altre famiglie. Durante una visita domiciliare si è riscontrata una situazione di completo degrado igienico sanitario dell’aula che lui occupa ormai da anni. Il sig. Antonio ha seri problemi di salute: invalido in quanto è alcolista e ha problemi epatici. Le sue condizioni di salute negli ultimi tempi si sono aggravate: ha seri problemi alle ossa e alle articolazioni e non deambula autonomamente. Il suo unico conforto è un cane di razza pastore tedesco che gli fa compagnia durante la giornata……Vista la solitudine e lo stato di barbonismo domestico in cui versava , il signor Antonio si alimentava in modo sbagliato e irregolare (spesso si è cibato con i croccantini del cane)……”

Nell’inverno del 2013 le condizioni di salute di Antonio si aggravano per una sopraggiunta broncopolmonite e viene ricoverato all’ospedale S. Andrea di Roma, in data 19/03/13. Alle dimissioni i servizi sociali dell’ospedale inviano il paziente presso la RSA S.Rufina in Cittaducale (RI).
Alla visita di ricovero, presso la RSA S.Rufina, il sig. Antonio Mazzei presentava una epatopatia cronica da alcolismo, incontinenza sfinterica con catetere vescicale e uso del pannolone, condizioni fisiche scadute, malnutrizione, barba e capelli lunghi, condizioni igieniche pessime, non era deambulante per gli esiti di un vecchio trauma automobilistico e disorientato nel tempo e nello spazio.
Antonio aveva indosso una maglietta bianca sudicia e una coperta lo copriva dalla vita in giù.
Documenti di identità zero, nomi di parenti nessuno; Antonio aveva con se soltanto un sacco nero dell’immondizia con dentro i suoi vestiti peraltro luridi, sacco e vestiti immediatamente allontanati dal personale.
Dopo alcuni giorni l’Assistente Sociale del Comune di Roma Valentina Storelli inviava per fax la sua carta di identità in cui si apprendeva che la residenza ufficiale di Antonio era proprio quella scuola occupata dove era vissuto con il suo cane per circa dieci anni.
Antonio non ha mezzi economici, unico suo sostentamento è una pensione di invalidità di € 280,00 mensili.
L’ospite veniva portato al piano primo della RSA, alla stanza n.113 e immediatamente veniva lavato, sbarbato e vestito, non presentava segni di parassitosi cutanee.
Veniva approntata la terapia ed una dieta adatta ad Antonio con disassuefazione dall’alcool.
Antonio era immobilizzato a letto per una dolorosa sacralizzazione L5-S1 per pregresso trauma alla colonna lombo-sacrale; i primi esercizi di riabilitazione furono iniziati a letto.
L’astinenza, se pur regolarmente trattata, faceva star male Antonio ,egli soffriva di allucinazioni, i suoi deliri erano tremendi : vedeva ragni, mosche, serpi che camminavano sulle pareti della stanza e a volte sul suo corpo, tanto che si dimenava continuamente, si grattava fino a graffiarsi perfino sul viso.
Dopo alcune settimane di degenza Antonio si era riabituato ad alimentarsi regolarmente ed aveva ripreso le normali abitudini igienico sanitarie.
Le cure mediche e riabilitative, l’adeguata alimentazione, migliorarono sensibilmente le condizioni di salute di Antonio; egli passò dall’uso della carrozzina all’uso del deambulatore, anche i disturbi urinari e sfinterici migliorarono e venne abbandonato sia il catetere che il pannolone.
Sono passati circa due mesi dal ricovero e Antonio non cerca più l’alcool, le allucinazioni sono terminate da tempo, la crisi di astinenza sembra superata. Anche i risultati della fisioterapia hanno permesso ad Antonio di muoversi con il deambulatore e così va a trovare i suoi amici di camera e si intrattiene con gli altri ospiti al bar e nel soggiorno gioco- tv.

 

Antonio Mazzei alua scuola occupata barbone 2

 Antonio M. insieme alla terapista occupazionale Valeria D.Z. e un amico Filippo L. nel salone del I piano della RSA

 

Risolti i problemi sanitari, la RSA e l’assistente sociale Antonella Luzi debbono risolvere ad Antonio altri problemi:
- Ricostruire la rete familiare e sociale;
- Chiedere ai vari enti previdenziali e assistenziali l’adeguamento della piccola pensione attuale , adeguandola alle sue nuove condizioni di salute;
- Lavorare per il suo reinserimento in famiglia o in una struttura idonea.
Dal momento in cui Antonio riconquistò la sua lucidità si instaurò con l’assistente sociale un ottimo rapporto empatico, tanto ché l’ospite si affidò totalmente alla stessa.
Dai racconti di Antonio e dalle notizie reperite dalla collega assistente sociale del Comune di Roma, si ricostruì l’anamnesi sociale ed emerse che Antonio aveva quattro sorelle e due fratelli,con i quali aveva avuto in precedenza solo saltuari rapporti.
Individuati i familiari, l’assistente sociale della RSA li convinse a recarsi presso la struttura al fine di rivedere Antonio e sostenerlo a livello psicologico,visto il momento difficile che stava attraversando.
Nei gironi successivi al capezzale di Antonio si presentarono due fratelli e due sorelle; il primo incontro fu freddo ed in silenzio:si leggeva sul viso dei familiari la meraviglia e lo stupore di vedere un uomo a letto, dimagrito e sofferente; anche Antonio non ebbe la forza di parlare, si sentiva imbarazzato e forse in colpa per come era vissuto e per il suo lungo silenzio.
Le cose migliorarono negli incontri successivi e l’assistente sociale,con l’aiuto dei familiari, predispose un progetto con l’obiettivo di fissare gli incontri, con cadenza settimanale, al fine di ricostruirne i rapporti affettivi.
Tre dei cinque fratelli iniziarono a venire alla RSA S.Rufina settimanalmente.
Contemporaneamente l’assistente sociale predispose e presentò all’INPS la domanda per fare riconoscere a Antonio l’indennità di accompagno e tutti i presidi necessari per la degenza presso la RSA.
Inoltre l’assistente sociale Luzi Antonella cercò anche di accelerare la domanda del ricorso per la figura dell’amministratore di sostegno, avviata precedentemente dall’assistente sociale del Comune di Roma, al fine di poter reperire qualche soldo, dal conto corrente dell’ospite, in quanto Antonio aveva bisogno di tutto: dalla semplice maglietta intima, alle scarpe, pantaloni ecc. a qualche moneta per prendere un caffè.
Ma la domanda che si poneva e creava preoccupazione all’assistente sociale era: dove collocare Antonio una volta riabilitato e dimesso dalla RSA?
Si stava programmando l’uscita dalla RSA S. Rufina e il problema era che Antonio non aveva né una casa, né soldi per prenderla in affitto, né tanto meno per pagarsi una struttura privata e i familiari non si sentivamo ancora pronti per accoglierlo.
Il 23 Luglio 2013,dopo solo tre mesi di degenza, Antonio viene dimesso dalla RSA S.Rufina, è ben vestito ed esce con le sue gambe; all’androne di uscita viene stretto dai saluti affettuosi del personale e degli ospiti ricoverati, Antonio è felice, si commuove, piange e a sorpresa ci consegna questa lettera.

Antonio Mazzei alua scuola occupata barbone lettera ringraziamento

L’ospite è stato inviato in una RSA di Roma, vicino ai suoi familiari per continuare e consolidare con loro il rapporto affettivo iniziato.

RSA Santa Rufina usa la politica di cookie per migliorare la vostra esperienza. Ok ho capito